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Concessioni balneari e riforma Bolkestein: la guida 2026 alla gara

Migliaia di stabilimenti balneari italiani stanno passando dalle proroghe automatiche alle gare pubbliche. Qui trovi, in modo chiaro e verificato, cosa prevede la riforma, le date che contano, come funziona la gara (criteri, durata, indennizzo) e cosa fare per arrivare preparato. Senza giri di parole.

Ultimo aggiornamento: giugno 2026 · La materia è in forte evoluzione: verifica sempre il bando ufficiale del tuo Comune.

In questa guida
  1. Cos'è la riforma Bolkestein per le spiagge
  2. Le date che contano (2027)
  3. Il quadro normativo aggiornato
  4. Il bando-tipo nazionale: a che punto siamo
  5. Come funziona la gara: criteri e durata
  6. L'indennizzo al gestore uscente
  7. I documenti per partecipare
  8. Cosa fare adesso
  9. Domande frequenti

1. Cos'è la riforma Bolkestein per le spiagge

La direttiva europea 2006/123/CE, nota come direttiva Bolkestein, stabilisce che quando una risorsa naturale è limitata — come le spiagge — le relative concessioni non possono essere rinnovate in automatico, ma vanno assegnate con una procedura di selezione aperta, trasparente e non discriminatoria. Tradotto: le concessioni demaniali marittime, cioè gli stabilimenti balneari, devono andare a gara.

Per anni in Italia si è andati avanti a proroghe, finché la Corte di Giustizia UE (sentenza dell'11 luglio 2024, causa C-598/22) e il Consiglio di Stato hanno chiuso il cerchio: le proroghe automatiche sono incompatibili con il diritto europeo. Da qui l'obbligo di gare entro termini definiti.

Quante sono le concessioni interessate? Dipende dal perimetro: circa 7.000–7.500 stabilimenti balneari in senso stretto, che diventano oltre 27.000 se si contano tutte le concessioni a uso turistico-ricreativo (spiagge attrezzate, chioschi, ecc.).

2. Le date che contano

30 settembre 2027 — termine delle proroghe: fin lì le concessioni in essere restano valide (slittamento tecnico possibile, non oltre il 31 marzo 2028).
30 giugno 2027 — in prima applicazione, termine entro cui i Comuni devono avviare le gare (in generale: almeno 6 mesi prima della scadenza del titolo).
2030 — proroga in discussione per Calabria, Sicilia e Sardegna (iter regionale/parlamentare, con possibili profili di contrasto con l'UE).
⚠️ Alcuni Comuni, anche su impulso dei TAR, si stanno muovendo prima di queste scadenze; altri rinviano. Il termine che fa fede per la tua spiaggia è quello del bando del tuo Comune. Controlla il tuo comune →

3. Il quadro normativo aggiornato

La disciplina di base è l'art. 4 della Legge 118/2022 (legge concorrenza), poi modificato dal DL 131/2024 ("salva-infrazioni", convertito dalla L. 166/2024) che ha fissato la proroga al 30 settembre 2027 e i criteri-guida delle gare. Nel 2026 è intervenuto il DL 32/2026 (in Gazzetta Ufficiale l'11 marzo 2026), che ha disposto l'adozione di un bando-tipo nazionale per uniformare le procedure.

4. Il bando-tipo nazionale: a che punto siamo

Attenzione a un equivoco diffuso: a metà 2026 il bando-tipo nazionale non è ancora operativo. Il DL 32/2026 non contiene il modello, ma incarica il Ministero delle Infrastrutture di sottoporne uno schema alla Conferenza Unificata. Esistono per ora le linee illustrative del Ministero, non un testo definitivo vincolante.

Cosa significa in pratica: i Comuni che procedono lo fanno con bandi propri, con criteri e pesi che possono variare da Comune a Comune. Per questo monitorare la singola gara, comune per comune, è decisivo.

5. Come funziona la gara: criteri e durata

Le concessioni si assegnano con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV). Nei bandi reali del 2026 il peso è nettamente sbilanciato sulla qualità:

Dentro l'offerta tecnica i criteri ricorrenti sono: progetto di riqualificazione e investimenti, qualità dei servizi e inclusione (accessibilità per disabili, famiglie), sostenibilità ed efficienza energetica, livelli occupazionali (inclusa l'assunzione del personale uscente). Un dato spesso sottovalutato: l'esperienza pregressa pesa poco (pochi punti), proprio per non favorire chi è già dentro.

Durata: le nuove concessioni vanno da 5 a 20 anni, in funzione del tempo necessario a recuperare gli investimenti previsti nel piano economico-finanziario.

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6. L'indennizzo al gestore uscente

Chi perde la concessione ha diritto a un indennizzo, ma — punto importante — a pagarlo è il nuovo concessionario subentrante, non il Comune. Il subentrante deve versarne almeno il 20% prima di avviare la gestione.

L'indennizzo copre due voci: il valore degli investimenti realizzati e non ancora ammortizzati (al netto di ammortamenti e contributi pubblici) e un'equa remunerazione per gli investimenti degli ultimi 5 anni. Il valore è stabilito da una perizia asseverata acquisita dal Comune prima di pubblicare il bando.

⚠️ Il decreto attuativo che doveva fissare il metodo preciso di calcolo è stato bocciato dal Consiglio di Stato (parere n. 750/2025): i principi di legge restano, ma i dettagli operativi sono ancora in via di definizione.

7. I documenti per partecipare

La documentazione varia per Comune, ma in genere serve:

La gara della tua spiaggia è già aperta?

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8. Cosa fare adesso

9. Domande frequenti

Cos'è la direttiva Bolkestein e perché riguarda le spiagge?

La direttiva europea 2006/123/CE vieta il rinnovo automatico delle concessioni quando la risorsa è scarsa: le concessioni demaniali marittime (gli stabilimenti balneari) devono quindi essere assegnate tramite gara aperta e trasparente, non più prorogate in automatico al gestore uscente.

Entro quando le concessioni balneari vanno a gara?

Le concessioni in essere sono prorogate per legge fino al 30 settembre 2027 (slittamento tecnico possibile non oltre il 31 marzo 2028). I Comuni devono avviare le gare almeno 6 mesi prima della scadenza e, in prima applicazione, entro il 30 giugno 2027. Per Calabria, Sicilia e Sardegna è in discussione una proroga fino al 2030.

Esiste un bando-tipo nazionale?

Non ancora operativo. Il DL 32/2026 ha ordinato al Ministero delle Infrastrutture di sottoporre uno schema di bando-tipo alla Conferenza Unificata, ma a metà 2026 il modello definitivo non è stato adottato: i Comuni procedono con bandi propri, con criteri che possono variare.

Chi gestisce oggi può partecipare? L'esperienza conta?

Sì, il gestore uscente può partecipare come tutti, ma non ha diritto di precedenza. Nei bandi reali l'esperienza pregressa pesa poco, proprio per non avvantaggiare gli uscenti e rispettare i principi di concorrenza europei.

Come si vince la gara e con quali criteri?

Con l'offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV): nei bandi 2026 l'offerta tecnica pesa circa il 90% e quella economica circa il 10%. Contano soprattutto progetto di gestione e investimenti, qualità dei servizi e accessibilità, sostenibilità ambientale e occupazione. La ripartizione esatta dei punti la fissa il singolo Comune.

Quanto dura la nuova concessione?

Da 5 a 20 anni: la durata è commisurata al tempo necessario a recuperare gli investimenti previsti nel piano economico-finanziario, entro il limite di legge.

Chi paga l'indennizzo al gestore uscente e quanto?

Lo paga il nuovo concessionario subentrante (non il Comune), in misura non inferiore al 20% prima di avviare la gestione. Copre gli investimenti non ancora ammortizzati più un'equa remunerazione per quelli degli ultimi 5 anni, su perizia asseverata. Il decreto di dettaglio sul calcolo è ancora in via di definizione.

Cosa serve per partecipare alla gara?

Domanda di partecipazione, dichiarazioni sull'assenza dei motivi di esclusione (DGUE), visura camerale, DURC, referenze bancarie, relazione tecnica e progetto di gestione, piano economico-finanziario asseverato, garanzia provvisoria e offerta economica. I modelli esatti sono nel bando del Comune.

Fonti principali: Legge 118/2022 e DL 131/2024 (conv. L. 166/2024); DL 32/2026 (G.U. 11/3/2026); Corte di Giustizia UE C-598/22; Consiglio di Stato parere 750/2025; bandi comunali e stampa di settore (Mondo Balneare, Il Resto del Carlino, La Nazione). Contenuti divulgativi, non sostituiscono il bando ufficiale né una consulenza legale.

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